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October 29 In Carrozza!TreniLa vita è un eterna stazione, e tutte le volte che facciamo una scelta, decidiamo di prendere un treno e ne lasciamo indietro molti moltissimi altri. Ci sono molti treni che vanno nello stesso posto, ma non tutti ci arrivano con lo stesso percorso, né alla stessa velocità. Ci sono treni di prima classe, quelli comodi, e di classe via via sempre più bassa, fino a quelli che non prenderesti neanche morto. Ci sono poi diversi tipi di stazione: c'è quella di paese, con uno o 2 binari, dove si scende per vedere proprio quel posto, o per prendere un caffé mentre il treno fa una riparazione: spesso sono le migliori, momenti di pausa durante un viaggio stancante, fatte per staccare la spina. Più spesso, da esse si parte, difficilmente si arriva; ci sono le stazioni di città, e quelle sono le porte per molti altri luoghi: bei momenti, capitano spesso ma non così di frequente. In effetti capitano sempre meno via via che andiamo avanti; poi ci sono i grandi nodi ferroviari, quelli dove arrivano e partono treni per tutte le direzioni, e nessuna strada è preclusa, se hai il biglietto giusto: queste ultime sono le più rare, poche decine, ma è bene che sia così, perché la grande libertà che offrono è compensata dall'enorme confusione che vi regna. Credo che in fin dei conti, il viaggio di ognuno di noi abbia un punto di arrivo, e che esso prescinda dal treno che decidiamo di prendere. Se la nostra meta è una, se è destino che arriviamo proprio lì, alla fine sarà lì che i binari ci condurranno. Ma in mezzo, in mezzo a queste due stazioni obbligatorie, ci sono potenzialmente tutte le stazioni ferroviarie del mondo. Sta a noi decidere la strada, anche se spesso non sappiamo nemmeno di deciderla: certi treni non li prendiamo nemmeno in considerazione, troppo cari per noi, troppo eleganti. E scopriamo poi che se avessimo guardato bene il tariffario, ci saremmo accorti che la promozione di viaggio di quel mese, era guardacaso su quella tratta! Altri li scartiamo per il motivo opposto, non sono alla nostra altezza, si viaggia scomodi, o sono troppo lenti; ma che luoghi attraversano quei treni? Forse la nostra fretta ci impedisce di goderci i migliori panorami... Molto più spesso invece, capita di perderli, i treni. Noi restiamo sulla banchina a guardarlo che lento scivola via, e a pensare che il nostro posto l'ha preso qualcun altro. La stazione ci ha fregati, troppi corridoi, troppi cartelli, troppe scelte; oppure abbiamo perso tempo al bar col caffé. O anche, abbiamo trovato coda alla biglietteria: sfiga. Fattostà che dopo aver corso come disperati, arriviamo al binario quando le carrozze già si muovono, e la gente saluta col fazzoletto: merda... Io sono così: il mio treno, quello che voglio prendere, parte dal grande nodo ferroviario, è lì che devo andare. Ma non ci vado, e tutti i giorni prendo un treno anche importante, ma non quello che dovrei. Giro intorno alla mia stazione, di città in città, di villaggio in villaggio. Vedo cose, vedo case, incontro persone, prendo decisioni anche importanti nelle stazioni di medio-grande dimensione, ma QUEL treno, quello che mi porta all'INIZIO, al luogo da cui tutte le strade ferrate hanno inizio, quello non lo prendo mai. Non sono all'altezza di quel treno, non ho i soldi del biglietto, e per ora riduzioni non ne hanno fatte. Avrei bisogno che qualcuno decidesse di fare un pezzo del viaggio con me e mi prestasse i 20 euro che mi mancano. Oppure di trovare il coraggio di nascondermi nel vagone bagagli. Solo che niente di tutto questo succede, e io continuo a perdere il mio tempo a girare in tondo... Ieri, un mio amico ha perso un treno, come molti ne ha persi negli ultimi anni. Io faccio i miei giri, vado, vedo, magari vedo poco, ma un po' mi muovo: tutte le volte che torno nella stazione dove l'ho incontrato la prima volta, lui è ancora lì, che studia con scarso interesse l'orario delle partenze. Altri amici invece sono partiti, e hanno a volte preso il posto di quelli che stanno fermi, e non scelgono. Peccato però vecchio mio, perché quel treno in particolare, quello lì, forse non passerà più. E sì che il tempo per correre a prenderlo lo hai avuto. Chissà se quel treno avrà mai più posto, per te. October 15 Quando le cose si appianano e si esce dalle curve.......resta solo il maledetto mal di schiena!Perchè mi faccio troppi problemi, e poi li risolvo anche, per carità, ma non riesco a prenderli alla leggera, col pregevole risultato che scarico lo stress sul mio povero dorso... Ora, probabilmente il fatto che abbia passato la giornata di ieri a camallare legna non aiuta, però cavolo se fa male! DUOLE, Duole un casino!Comunque passerà, credo, perché i problemi tecnici sono risolti, il piano di studi è finalmente approntato (ho avuto un casino col francese questa settimana, ma ho risolto...tanto di cappello alla professoressa Merello, una e trina come dice lei) e presto sarà dichiarato, e la vita universitaria dovrebbe scorrere tranquilla, almeno quella! Se invece a mettermi questo cilicio sono stati i problemi esisteziali, familiari, sentimentali, allora sono veramente in mano al Signore...ma non può essere così, vero? Ahia! October 01 Dove si narra lo stupore catatonico della matricola della Facoltà di Lettere e FilosofiaNon c'è niente di più piacevole di iscriversi all'Università, e di godersi dall'alto, prima di cominciare a scendere, lo scorcio di panorama: finalmente ho cinque anni davanti per studiare quello che ho scelto di studiare, quello che mi piace. La valle della Fisica è così lontana che si perde nella foschia...Questo tratto della Foresta di Mezzo, la Valle delle Idee, è vergine ed inesplorato...non vedo l'ora.
E così comincia la mia vita da universitario, ma un universitario diverso da tutti gli altri. Sì perché la mia, che molti credono una strada semplice rispetto alla loro (Carl0: Ma a te cosa insegnano, una collezione di aforismi?), è più spinosa di quanto non si pensi. Ho grande invidia di voi matricole di Giurisprudenza, Economia, Biologia, Architettura, Scienze Politiche perfino, che accendete il computer, vi connettete e con due clic sapete quali corsi dovete seguire, gli orari, le aule ecc. E' quasi come andare a scuola! Voi protoarchitetti forse sarete in facoltà tutti i giorni dalle 9 alle 5, forse, ma almeno non avete dubbi su quando dovete esserci, e tantomeno SE dovete esserci davvero! Io sì: ho pianto due settimane per costruirmi un piano di studio decente, che fosse umano. Già perché a Lettere i corsi sono centinaia, e i professori non cercano nemmeno di organizzarsi o mettersi d'accordo: semplicemente ognuno piazza le sue numerosissime (non più di sei a settimana) e stancantissine (sembrano proprio provati dall'insegnamento, alcuni addirittura hanno l'aria malaticcia) ore di lezione assolutamente come gli pare. Risultato, tutti i miei corsi a parte due quest'anno sono il primo semestere (quelli di una mia amica però tutti il secondo, che è molto peggio, perché si possono ritardare gli esami, ma mi sa che non si può darli prima di aver seguito i corsi...), e per giunta tutti alla stessa ora!!
C'è un'ora del Martedì in cui dovrei essere in tre aule contemporaneamente, in linea teorica....
Sconvolto dalle mie scoperte, e sicuro che esista una soluzione, vado a chiedere lumi ai diretti interessati, i professori esimi e magnifici: "Professoressa, mi scusi, ma non capisco: o voi avete una predilezione per il martedì dalle 9 alle 11, oppure lo studente medio della facoltà è munito di Giratempo (brevetto dell'anno 2001 depositato da Joanne Kathleene Rowling, N.d.R.)! In ogni caso io non credo di poter frequentare tutti i corsi..." Risposta: "Mio caro ragazzo, se gli orari sono in questo stato è colpa di voi studenti: se mettiamo le lezioni a mezzogiorno, dovete pranzare, se le mettiamo alle tre, avete il treno da prendere, alle cinque dovete andare a trovare la nonna (giuro che è riuscita a dirlo!)...perciò sì, sono tutte dalle 9 alle 11, ma noi non c'entriamo! Detto ciò lei DEVE frequentare il MIO corso, è fondamentale e tassativo, tanto più che lei viene dal (smorfia di disgusto) Liceo Scientifico. Non frequenti gli altri, il mio sì! Arrivederci." A parte che una così io non la frequenterò mai, l'antipatia fatta vecchietta, mi lascia in braghe di tela.
Risultato: sudore e sudore, notti insonni (e non sto scherzando) e serate passate a cercare di far combaciare il più possibile gli orari, senza grande successo in verità...
Bene oggi finalmente forse ho trovato un compromesso (e le lezioni cominciano a tempo pieno domani). Ecco il mio programma:
I SEMESTRE
LUNEDI', MARTEDI' e MERCOLEDI' non cercatemi, perché non mi troverete...solo lezioni su lezioni...
GIOVEDI' e VENERDI' avrò giusto un'oretta di lezione alle 10, e poi basta...
II SEMESTRE
Va tutto a puttane, perché è vero ho pochi corsi, ma tutti accavallati uno all'altro, a tutte le ore del giorno e della notte...ma è meglio che si accavallino il 2° semestre, forse sarò un po' più scafato, conoscerò un po' più gente da cui farmi passare gli appunti...forse.
Comunque se sarò sopravvissuto primi quattro giorni, VENERDI' non avrò nulla.
Ma ora dico, un po' di criterio no, eh? Non ci si poteva mettere d'accordo? No, bisogna morire per mezza settimana e girarsi i pollici a casa per l'altra mezza? 'Fanculo!
Ciò nondimeno, è decisamente quello che fa per me, immensamente ricca, parecchio confusa, un po' mistica (sarà tutta la marijuana che gira?). Credo che sarò presto innamorato di questo strano, pazzo mondo che è la Facoltà di Lettere e Filosofia.
Per concludere vi dico cosa ho imparato la prima settimana?? Un aforisma!! ("Tutto quello che gli Europei hanno riportato a casa dalle Crociate, è stata la lebbra" Voltaire)
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