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    November 21

    Il titolo è un suono di pioggia scrosciante. Tipo NEW AGE. Non lo so scrivere, vi prego di immaginarlo.

     
     
     
    Diluvia.
     
    C'era una bella conferenza stasera...mi piaceva l'idea di andarci. Storia dei Fieschi. Lo so che a voi non frega niente ma a me piaceva.
     
    Ma                 diluvia.
     
    Non ho avuto il coraggio di uscire a inzupparmi.
     
    Perché           diluvia.
     
    La verità è che è un periodo di stasi: parto tra 45 giorni suppergiù, e tento di speratamente di abituarmi all'idea; ormai sono mesi che c'è un inesorabile orologio dentro di me, un cucù che mi ricorda che parto, che manca sempre meno, che vivo la mia vita come se fosse tutto normale, ma non è vero.
    Gandalf direbbe: "E' il respiro profondo prima del balzo": cavolo se è profondo! 
     
    Vorrei stare a casa di più (ci sto provando) per bere fino all'ultimo la mia famiglia.
    Vorrei fermarmi a guardare ogni angolo della mia città per serbarla nei particolari.
    Vorrei dire tante cose a tanti amici, vorrei mostrare loro le radici che hanno messo nel mio cuore.
     
    Ma non RIESCO a stare a casa: sono a tappo. Ho sempre voglia di scappare fuori, lontano. Ho bisogno di una pausa. Invece di bere la mia famiglia, inghiottisco tensione.
    Ma non VEDO veramente ciò che guardo. Io guardo i muri di Genova e prefiguro i muri di Lione. Io ascolto la gente parlare e penso che il francese suona diversamente.
    Ma MI FERMO perché in fondo sono solo sei mesi, perché è solo che amo il dramma. Non ci sono frasi epiche da dire. Nessun addio da pronunciare. Non vivo in una tragedia di Shakespeare. 
     
    Quindi invece di scappare fuori di casa, scappo dal salotto e mi rifugio in camera. Patetico e degno di una ragazzina quindicenne. E poi diciamolo, non serve a niente.
    Quindi leggo la guida turistica di Lione (regalo quantomai azzeccato!), e cerco stampe della Genova del Quattrocento, e mi interessa la famiglia Fieschi. Non c'è niente di reale in tutto questo. Una città che "non esiste ancora" per me, o una città che non esiste quasi più. Eppure quella vera è lì fuori...ma è solo ambient.
    Quindi macino una quantità di cose da dire ma non le dico. Vale la pena dirle, ma escono così maledettamente drammatiche! E io non so renderle normali, e quindi le tengo lì per non essere preso per visionario. Ma ve le vorrei dire: magari ve le scriverò.
     
     
    Diluvia.
     
    La pioggia ferma le cose, perché si muove lei. Il mondo la riceve fermando la sua corsa: tutto sembra più lento, a confronto con lei. Ogni cosa decelera fino anche a fermarsi. La pioggia....diluvia sul mondo. E io sto fermo con tutto il resto. E respiro profondamente, prima del balzo. E forse sto andando in iperventilazione perché mi sembra di vivere in una bolla di sapone...è tutto ovattato, a parte quell'orologio a cucù.
     
    Diluvia.
     
    Ma diluvia fuori, o diluvia dentro?
     
     
     
     
    Adesso credo che leggerò la voce FIESCHI di Wikipedia A bocca aperta