| Francesco's profileLa Foresta di MezzoBlogListsNetwork | Help |
|
February 26 Tra Tre Canzoni"Ho sparato nel profumo delle viole a Waterloo fra le rose sulla linea Maginot: cavalcavano ragazze muli lenti sui sentieri con le gambe larghe per i nostri cuori. Sono stato vecchio ad Alamo bambino a Maratona. Ogni idea, l'ultima, era buona.[...] Dormono, gli aironi, dormono come fiori su un gambo solo è troppo grande il cielo per capirlo al volo.[...] Passerà settembre passerà novembre io non tornerò non mancava poco no, non era un gioco non ti abbraccerò amore, amore è inutile io ti ho inventata e non ci sei." Parte Prima: "Encore un de foutu!". Sembra che il destino voglia proprio prendersi gioco di me: le ultime notizie dal fronte orientale sono grandi speranze seguite da rapide disillusioni. Non basta angariarmi, no, bisogna prendermi anche in giro, se no non è divertente. Ebbene io ci sono rimasto male questa volta, perché non me lo sono meritato: io ho avuto pazienza, e mi sono preso dei gran pesci in faccia come ringraziamento. Amen. Non ne farò un patema, carissima, non vali un patema; voglio solo che sia chiaro che non c'è alternativa, perlomeno per ora. Questa volta le regole le faccio io, e non farò un'altra volta la parte della banderuola deficiente, tantopiù che se qui c'è una banderuola, quella sei tu, e lo sei da anni. La mia posizione è sempre stata una sola, e tu lo sai.
I rapporti che non evolvono, marciscono.
"Si alza sempre lenta come un tempo l'alba magica in collina,
ma non provo più quando la guardo quello che provavo prima. Ladri e profeti di futuro mi hanno portato via parecchio, il giorno è sempre un po' più oscuro, sarà forse perchè è storia, sarà forse perchè invecchio... Ma le strade sono piene di una rabbia che ogni giorno urla più forte, son caduti i fiori e hanno lasciato solo simboli di morte. Dimmi se son da lapidare se mi nascondo sempre più, ma ognuno ha la sua pietra pronta e la prima, non negare, me la tireresti tu." Parte Seconda: Come due anni fa alle Maldive, ho avuto questa canzone per colonna sonora della settimana bianca. Stranissimo in realtà, perché è rimasta nella mia testa strettamente legata a certe sensazioni tropicali, profumi, rumori ecc. E quelli mi venivano in mente in una Valtellina sì calda per la stagione ma di certo non tropicale! Purtroppo ho perso il mio lettore mp3 il secondo giorno, e così ho ripiegato su quello di Umbe: l'unica canzone che mi ispirava della sua pur ricca collezione di brani (eufemismo) era questa. E allora mi sono concesso un bis, e ho pensato sempre al mare restando in montagna! Che dire della settimana bianca in sé: era la mia prima volta da educatore nel pieno delle sue facoltà, e il mio bilancio è positivo, nel complesso; certo tante cose sono da migliorare, abbiamo fatto una o due cappelle niente male, ma non me ne pento e tantomeno mi sento di biasimare nessuno: le intenzioni erano le migliori e ci abbiamo messo il cuore. Sul piano umano poi, non posso che ringraziare! Dopo un anno di pausa dalle settimane bianche di Fully, torno promosso a educatore e mi trovo in mezzo a una manica di ragazzini di 3 o 4 anni meno di me: all'inizio, lo confesso, avevo paura che non avrei avuto niente da dire o da condividere. Ho dovuto ricredermi! Poche cose mi hanno soddisfatto come passare una settimana semplicemente a parlare con questi ragazzi e ragazze. SONO SEMPLICEMENTE FORTI! Non trovo termine migliore per definirli, e fanno pensare un sacco, mi hanno messo in discussione, mi hanno fatto crescere. Spero di essere riuscito a dare loro solo un quarto di quello che loro hanno dato a me.
Peccato solo per la neve, che era ben poca. Ma ci si accontenta!
E rinnovati grazie a Fully, Enco, Mery, Filo, Fra, Cri, Mazzo & Vu, e alla prof Vitale (nonché Dora e mamma dello stimato amico Pietro Pesce detto Fish). Grazie a Umbe che ha chiesto di stare in camera con me e che dopo mesi mi ha onorato ancora della sua confidenza: non sai quanto piacere mi ha fatto, più di quello che immagini! Grazie alle cameriere dell'albergo che mi hanno sempre raddoppiato la razione di brioches!
E mando un grazie anche Lassù: quando succedono queste cose (l'altro ieri come ad Agosto scorso) mi rendo conto che la mia vita evidentemente è preziosa per qualcuno nel cielo, e che se non mi si riservasse qualcosa di importante, non ne uscirei tutte le volte senza un graffio! Grazie per qualunque compito Tu mi stia riservando, la Tua attenzione nei miei confronti è il più grande regalo potessi farmi!
"Un Oceano di Silenzio scorre lento
senza centro né principio
cosa avrei visto del mondo
senza questa luce che illumina
i miei pensieri neri.
Quanta pace trova l'anima dentro
scorre lento il tempo di altre leggi
di un'altra dimensione
e scendo dentro un Oceano di Silenzio
sempre in calma."
Parte Terza: altro mese interessante, altro mese difficile: università a gonfie vele, ma ho l'impressione che sia un vento infido quello che soffia in poppa. Un sacco di conoscenze, un sacco di pensieri, un sacco di idee. Tormenti. Il mio cinismo mi sorprende, mi spaventa. Ma la cosa che mi spiazza è che non sono capace a immaginarmi sereno: è come se nel rivolgimento interiore avessi trovato me stesso. Un'identità in tempesta...cosa sarebbe di lei se le cose andassero a posto? Entrambe le ipotesi che ho fatto mi turbano: forse non la perderei affatto, forse sono proprio fatto così e ai turbamenti di oggi se ne sostituirebbero di nuovi, perché sono vitali per me, e li genero per essere; ma come assaporare un secondo di calma allora? O forse perderei me stesso, e le mie ali avvizzirebbero e diventerei un animale di terra, io che forse sono sbattuto dal vento, ma vivo per aria da tutta la vita... February 06 La Frutta LetterariaEra un bambino normale, grossomodo. Bello dicevano, la mamma era così orgogliosa che la fermassero per la strada per farle i complimenti. Biondo cenere, occhi blu (non può essere dicevano, sarà il figlio del postino!) e lingua lunga. Odiava andare all'asilo, e odiava quegli orrendi Gran Turchese che gli propinavano alla mensa. Si divertiva un po' come tutti i bambini della sua età: costruzioni, macchinine, e disegno; era così fiero del suo modo di disegnare le mani delle persone, gliel'aveva insegnato una sua amica: faceva un pallino rosa e poi ci aggiungeva tanti raggi ugualmente rosa, con in cima dei pallini più piccoli. Poco importava quante fossero queste righe, se cinque, nove o dodici o sedici: non si era mai contato le dita della mano, non lo sapeva proprio cosa volesse dire contare! Ma cavolo come gli sembravano belle fatte così, sembravano proprio vere, sì sì la Sara aveva ragione venivano proprio bene...si sentiva un genio del pennarello!
La sua rovina fu la frutta. La frutta letteraria.
"4 giugno 1993: Buon compleanno! Questo scrittore racconta storie meravigliose, spero piacciano a te così come sono piaciute a me! Zia Paola."
Non lo sapeva la zia (anche se immagino lo sperasse), ma regalandogli quel libro, La Pesca Gigante, innescava un meccanismo da quel giorno incontrollabile nella fantasia del nostro virtuoso del pennarello. Mi piace pensare che se non fosse stato proprio quello il primo romanzo della sua vita, le cose sarebbero andate diversamente, nel bene e nel male. Fatto sta che era proprio La Pesca Gigante, 166 meravigliose pagine della materia di cui sono fatti i sogni. Finì drogato. La sua fantasia era come una fantastica automobile parcheggiata sotto casa: Roald Dahl ne aveva le chiavi. Quel giorno fece sedere il bambino sul sedile passeggeri, si accomodò alla guida, infilò la chiave nel cruscotto, mise in moto e partì. Un flash, fu semplicemente un flash, proprio come quello dei drogati...e tanto bastò. Divorò senza soluzione di continuità tutti i libri di Dahl, solo perché lui continuasse a guidare, per essere portato lontano. Tuttavia già non molto tempo dopo, il suo altissimo autista cominciò a lasciarlo guidare per un po', ogni tanto; e un giorno lo guardò sorridendo e gli consegnò le chiavi: non avrebbe più condotto una macchina che non era sua, non ora che poteva farlo il legittimo proprietario.
Finora il ragazzo non si è mai fermato, ha sempre ininterrottamente guidato: nel frattempo è passato dal pennarello ai pastelli, poi al carboncino e alla sanguigna. Ha provato le tempere e gli acquarelli e anche lo smalto acrilico. Ha deciso che la sua matita è la F e le mani che disegna ora hanno cinque dita, un palmo e pefino un polso: continua però ad andarne fiero come il primo giorno.
Certo, come tutti gli stupefacenti la sua droga ha effetti collaterali, o meglio UN effetto collaterale: distorce la realtà. L'uso prolungato delle sostanze comunemente denominate IMMAGINAZIONE e SOGNI alterano la percezione del mondo. Ci si crea un idea di come dovrebbe essere il mondo, si forgia la propria mente su un universo che non sempre corrisponde alla realtà. Si sposano alti ideali, e soprattutto ci si mette ad aspettare qualcosa, un evento sensazionale, o una passione dirompente che ti cambi la vita; si ha vive con l'impressione che la propria esistenza sia vicina ad un punto di svolta, che quella finora vissuta sia solo l'anticamera della vita, e che dietro l'angolo ci debba essere quel mondo cristallino, potente, VERO che si aspetta da sempre.
Ora, di regola la mente quel ragazzo si scontra con un mondo che si rifiuta di adattarsi alle Idee, ai concetti puri che porta nel cuore. E questo è il motivo che mi fa dire che la frutta letteraria è stata la sua rovina: guardo lui, guardo gli altri, e penso che la sua è una lotta senza speranza; che è più sano e meno doloroso il comportamento di chi (e tanti ce ne sono) chiede al mondo solo quanto esso può facilmente dare loro. Poi però mi ricordo che ESISTONO dei momenti, degli attimi in cui il mondo che mi circonda coincide perfettamente con il mondo che porto nel cuore: sono rari segmenti di esistenza, ma splendono. In quei secondi di armonia, lì si può annusare la poesia, lì se ne piantano i semi. Quel ragazzo vi trova la quintessenza di se stesso, e la ragione per cui è al mondo.
Ecco perché a chi mi dice di rimettere i piedi per terra, di tornare sulla Terra perché sono i miei sogni a farmi male; a chi mi consiglia di accontentarmi, e sostiene che la è la sproporzione tra il mio mondo e quello della vita vera a causare dolore; ai pragmatici che rinunciano a un ideale in nome dei piaceri facili, io rispondo che non solo mi è capitato di ESSERE quel bambino, ma che ho VOLUTO esserlo, e che tornassi indietro lo sarei ancora e ancora, con tutti i pro e i contro. Poi li invito ad andare in libreria e a comprarsi La Pesca Gigante: potrebbero avere bisogno di qualcuno che porga loro le chiavi della Ferrari che hanno in garage... |
|
|