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February 16 Verba Manent
Parole. Oggi più che mai, mi rendo conto di quanto le parole siano capaci di trasformare il mondo. Cambiare gli avvenimenti, o in maniera più sottile, cambiare il modo in cui li vediamo susseguirsi sulla scena della nostra vita. E cosa è mai, in fondo, una parola? Un contenitore vuoto, un suono asettico, dentro il quale trasferiamo concetti, sensazioni, emozioni. Spesso e volentieri diamo per scontato che il "pacchetto" che riceviamo da chi ci sta parlando, i valori che egli dà a quel suono, sia lo stesso che avremmo confezionato noi; in quei casi il più delle volte capita di rendersi conto che non c'è niente di più falso. Parole. Ogni tanto incontro per la strada della mia vita parole (se non intere frasi) che sono rimaste vuote. Nel senso che hanno solo l'apparenza di un significato, ma in realtà sono un guscio dipinto, e dentro non c'è niente: in un certo senso mi fanno pena, costrette da chi le ha pronunciate a vagare senza messaggio. E magari addirittura a convincere qualcuno. La campagna elettorale è appena cominciata, e già sono stufo di ascoltare: è la contemplazione di uno stupro. Perché è questo che la parola subisce quando diventa uno strumento per sedurre (non convincere) la massa; quando viene piegata e distorta dalla retorica; quando non è portatrice di un'idea, ma solo del suo vago riflesso; quando suggerisce ma non esprime. E cosa ascoltiamo oggi? Da una parte la stessa minestra che abbiamo ascoltato nei cinque anni di governo della Destra, di una Destra che non si è fatta nemmeno la domanda se, dopo tanti anni nel frigo, quella minestra non sia un po' acida. Be' ve lo dico io: non è acida, è ammuffita. Dall'altra parte invece hanno rispolverato l'arte del antitesi e della conciliazione degli opposti: evidentemente non hanno molto da dire, o hanno paura di dirlo, se ogni qualvolta avanzano una proposta, subito sentono il bisogno di stemperarla, di spezzare una lancia in favore dell'idea opposta. Timore di una parola troppo incisiva? Di concetti troppo delimitati? Proprio come quelli che, indecisi se prendere Margherita (ogni riferimento a fatti o partiti realmente esistiti è puramente casuale) o Quattro Stagioni, restano inebetiti a guardare il menù, facendo aspettare amici e camerieri: insopportabili. Il demagogo, vuoi quello che riesce a venderti il prodotto superato spacciandolo per nuovo, vuoi quello che non ha da venderti niente ma ci prova lo stesso, non è un politico: è una puttana. Parole. Ne ho sentite tante, questo mese, che non avrei mai voluto sentire. Dolorose, destabilizzanti, inattese, inopportune perfino. Parole che creano, che plasmano realtà inedite. Il punto è che sono cose vere. Il verba volant è la più gran cazzata che mai sia stata pronunciata: ho smesso di crederci. Le parole non volano, costruiscono la realtà come e a volte anche più delle azioni: sono dannatamente reali. Pronunciane una al momento giusto, e guarda la tua vita che cambia. O la vita degli altri. E' solo una successione di suoni che volano nell'aria. E' solo la più grande invenzione del genere umano, l'arte di chiudere il mondo, di ricrearlo in un suono. Di ritrasmetterlo all'infinito. Ha una forza travolgente. Sebbene siano rari i momenti in cui ci si ferma a considerare la responsabilità delle proprie parole, diuna leva così potente nelle nostre mani. Parole. Avrei voluto essere capace di pronunciarne alcune, ma sono rimasto schiacciato dal loro significato. Troppo grande. Troppo sconosciuto. Troppo "altrui". Poi mi è venuto in mente che forse non tutti danno il valore che do io alle parole. Io ne dico troppe e ogni tanto non ci sto attento, ma non tutte hanno lo stesso valore per me; ci sono certe parole che non uso, perché non me ne sento all'altezza. Forse, se le usassi, nessuno ci farebbe caso comunque, circondate come sarebbero, annegate nelle altre. Ma ci farei caso io: e mi sentirei di averle tradite.
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