Francesco's profileLa Foresta di MezzoBlogListsNetwork Tools Help

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    April 30

    Coup de Foudre

    Domanda: perché la gente scrive sui muri? Cosa la spinge a lasciare indelebile segno del proprio passaggio sull'intonaco dei nostri palazzi, sui muretti lungo le strade, sui cassonetti della spazzatura?

    Se parliamo delle semplici TAG (alcune molto belle peraltro, ci sono dei veri artisti in giro: non smetterò mai di ammirare il loro buon gusto) di cui ormai sono letteralmente costellate tutte le porzioni di muro disponibile in città, la risposta è senza dubbio: istinto animalesco. Hanno molto in comune con i cani, i nostri taggers, sono solo più eleganti: invece di pisciare negli angoli, per marcare il territorio firmano il muro. Sciò voialtri, qui son passato io.

    Rivolgendo la nostra attenzione a scritte un po' più "articolate", in realtà il discorso non è molto diverso: se Pinco Pallino scrive su un muro "Valeria sei una troia" piuttosto che "Cinzia ti amo", quello che vuole non è comunicare a una ragazza un sentimento che prova nei suoi confronti, ma comunicarlo a quante più persone può! Se al signor Pallino interessasse veramente qualcosa a Cinzia o Valeria, andrebbe semplicemente da loro e ci parlerebbe, oppure scriverebbe una lettera; se invece scrive quello che pensa sul muro, le possibilità sono sono due: o non ha le palle per andare e dire a quattr'occhi quello che pensa, o è affetto da una forma più o meno spiccata di esibizionismo.
    Nel secondo caso, lo scopo di Pinco è farsi notare, saltare agli occhi della gente, anche a costo di calpestare i sentimenti delle povere Valeria e Cinzia, che avrebbero forse preferito restare nell'anonimato.

    Ecco dunque: la scritta sul muro è un modo di dire al mondo:"IO ESISTO, CONSIDERATEMI".

    Ora proviamo ad entrare più profondamente nella psicologia di Pinco Pallino, l'imbrattamuri. Si sdrai pure sul lettino, signor Pallino. Li tiri pure su i piedi, deve stare comodo, non si preoccupi che il lettino non si rovina. Bene, cominciamo....mi dica, cosa prova quando è solo con la sua bomboletta davanti a un muro per cosi dire "vergine"? Hmmm...euforia....vada avanti...sensazione di libertà e potere..interessante, quindi saprebbe dare una spiegazione a queste sue reazioni? Le sembra che supporre una loro dipendenza dalla consapevolezza di stare per fare qualcosa che verrà notato da migliaia di persone, sia corretto? Sì? Bene sono contento che sia d'accordo con me....e dunque si potrebbe anche dire che per lei non ha tanto importanza il testo delle sue "iscrizioni", quanto l'effetto che esso avrà sul lettore? No non mi fraintenda, non stavo insinuando che lei scriva cose a cui non crede o che per lei non sono importanti, stavo soltanto chiedendomi...ecco...se potesse scegliere tra due argomenti diversi -che le stanno a cuore, ben'inteso- di cui uno ritiene faccia più scalpore dell'altro, non sceglierebbe forse quest'ultimo, per la sua opera murale? Ci pensi bene...ecco vede che siamo sulla stessa lunghezza d'onda! Va da sé quindi che...ehm...signor Pallino prenda pure un fazzoletto se le cola il naso, sono lì a fianco...okay: meglio (per lei e per la pelle del mio lettino). Dicevo...sì, è logico dedurre da tutto ciò che più popolare diventasse una sua scritta, più lei si riterrebbe soddisfatto, giusto? Giusto...quindi se per assurdo lei suscitasse tanta rinomanza da ottenere un trafiletto su un quotidiano, come si comporterebbe? Per carità non si agiti così...tutto quest'entusiasmo per una banale congettura! Devo concludere che la cosa le farebbe piacere, vero? E probabilmente farebbe di tutto perché l'evento si ripetesse, giusto? Uhm...Cercherebbe di ottenere la prima pagina...signor Pallino lei mira in alto! Senta un po', un'ultima domanda: secondo lei, non sarebbe possibile che, visto il successo da lei ottenuto, altri...ehm...scrittori parietali cercassero di emularla, magari nella speranza di ottenere i suoi stessi...onori? Lo ritiene probabile...capisco. Bene il nostro tempo per oggi è finito! Ci vediamo la settimana prossima, signor Pallino eh, stia bene mi raccomando e attento alla salute, con tutto il freddo che prende, là fuori di notte...arrivederci! Ah signor Pallino? Uscendo può gentilmente dire alla mia segretaria di far accomodare il signore con l'impermeabile? Sì sì lo so che ha solo l'impermeabile ma che ci vuol fare, siam qui per questo...ancora buongiorno, a presto!

    Conosco un prete che ultimamente ha fatto carriera, un gran bravo prete a quanto ne so, pieno di qualità: deciso, colto, intelligente, gentile, sensibile e profondo, appassionato. Lo hanno eletto presidente di una assemblea di altri preti famosi e importanti, e insieme con loro ha buttato giù due paginette su un argomento di grande attualità in Italia, di cui anche giù a Roma si parla tanto, tra quei chiassosi signori che compongono la nostra classe politica. Del tutto legittimo, in uno stato come il nostro fondato sulla libertà di pensiero e di espressione, il parere di questi sacerdoti fa paura. Si teme che possa influenzare la scelta dei politici, che possa (come dire?) costringerli a cambiare idea, forzare loro la mano. Già perché i nostri politici fanno fatica a ricordarsi che sono uomini liberi in uno stato libero, che hanno una testa per pensare, che possono ascoltare tutte le campane e poi farsi un'idea propria e scegliere di conseguenza. Devono essere accompagnati per mano, in fondo che vuole, son ragazzi, van ben guidati finché non sanno reggersi sulle proprie gambe...Laicità dello stato: non è forse l'indipendenza del legislatore da ogni pastoia ideologica religiosa? Ebbene non ce l'hanno quest'indipendenza i nostri politici? Devono forse preoccuparsi dell'esistenza di un'etica religiosa, di un consiglio morale a chi crede? Non sanno scegliere in coscienza con la loro testa? E se vanno un po' in crisi di coscienza, non sarà una buona cosa? Penseranno un po' di più prima di votare, il che diciamocelo non guasterebbe!

    A causa di questo timore imperante, qualcuno settimane fa ha espresso SUI MURI il proprio pensiero sul nostro prete, cosa che ohibò, ha fatto sollevare l'opinione pubblica, perché son cose che non si fanno, non sta bene a un uomo di Dio (come se prima non si fosse soffiato sul fuoco per giorni). E zac! La stampa c'è andata a nozze...colpo di fulmine, è stato amore a prima vista, ma non tra il potere ecclesiastico forte e gli imbrattamuri idealisti, bensì tra questi ultimi e le testate giornalistiche: è stato tutto un crescendo di botte e risposte a colpi di vernice e inchiostro, dalle terze pagine dei quotidiani cittadini alla prima delle testate nazionali, dalle scritte "Vergogna!" sulle porte ai proiettili in raccomandata espresso! E' un affare, un businness grosso come una casa per i giornali, che vendono più che con gli stupri di gruppo, e una bella occasione per quei megalomani che non conoscono che questa misera forma di contestazione per mettersi in mostra. Nel complesso, uno schifo: schifo quei poppanti dei nostri politici, pavidi e condizionati; schifo questa Chiesa così lenta ad adeguarsi ai tempi, non nei contenuti ma nei modi di comunicazione: così in difficoltà a farsi capire; schifo questa contestazione polemica invece che costruttiva, per di più vigliacca perché anonima: cazzo vuoi dimostrare coi bossoli di pallottola? E infine schifo i muri delle nostre belle città rovinati.

    P.s.: Strano ma vero sotto casa mia qualcuno ha scritto "Abbasso Prodi, viva Ruini", ma nessuno sembra farci caso....

    April 01

    Filo e Melassa

    La mia anima abita il mio corpo. Fin qui tutto regolare: è padrona assoluta di ognuna delle mie
    cellule nervose, muscolari, ossee o epiteliali, risiede in ogni singolo globulo rosso, in tutti i linfociti. Scorre attraverso le mie vene e i miei vasi linfatici, percorre i miei nervi insieme agli impulsi elettrici. E vi posso assicurare che si trova benissimo, sta come un pascià; d'altronde sono arredato con gusto e la terrazza panoramica offre una vista a quasi 180 gradi sul mondo, senza contare che nessuno sta mai bene come a casa propria...e la mia anima è nata qui 19 e rotti anni fa, e non ha mai dato segno di volersi trasferire (anche se mi risulta che Lassù concedano ad ogni anima un trasloco solo, per motivi straordinari o per scadenza del contratto d'affitto e conseguente sfratto).
     
    Poi c'è il mondo di fuori: provate ad immaginare di avere un'attico spazioso e bene ammobiliato, con tutte le comodità e terrazzo a tetto, piante rampicanti e nani di terracotta (c'è gente a cui piacciono); metteteci dentro tutto quello che avete sempre desiderato, create la casa perfetta; ora mettetela in mezzo al nulla: in una landa desolata, in mezzo a una fitta foresta o in una città abbandonata del Far West, magari a fianco al vecchio Saloon, in cui nessuno mette più piede da un secolo. Voi, la vostra bella casa, la sabbia e i ruderi che marciscono. Vi piacerebbe ancora vivere lì? Non credo.
    Questo per dire quanto importante per una persona sia l'ambiente in cui vive, quanto lo siano soprattutto le persone con cui lo condivide.
    Ebbene non so le vostre, ma la mia anima, quando si sporge un po' fuori del corpo e va alla ricerca di -come chiamarli?- spiriti affini, ha l'impressione di nuotare nella melassa. Non è difficile fare nuove conoscenze, intendiamoci, il mondo è pieno di gente simpatica. Tuttavia è addirittura ostico stringere un rapporto, superare il livello del fare due chiacchiere, costruire qualcosa con qualcuno/a perché semplicemente si intuisce che con quella persona si può, che ne vale la pena, che arricchirebbe tutti e due. Credo di sapere anche il perché: il problema è che non ci si fida che di se stessi, della propria metaforica schiena. A ognuno il suo, ognuno porta la sua croce e tendenzialmente non si arrischia a farsi aiutare dal primo Simone di Cirene che passa. Chissà che non ci lasci in braghe di tela a metà strada, proprio quando cominciavamo a sentirci un po' sollevati...non sia mai! Piuttosto facciamo tutto da soli.
     
    Negli ultimi tempi ho ascoltato attonito due dei miei più cari amici fare questo discorso: "Gli amici non te li scegli, capitano. Io non faccio niente per un'amicizia, tanto se deve crescere, cresce da sola, non abbiamo nessun controllo su di essa. Le persone vanno, le persone vengono, io prendo quello che capita".
    Bene, è la più grande cazzata della Terra. E' vero, non ci è dato sapere chi incontreremo sulla nostra strada, e non ci scegliamo le conoscenze, si conosce chi si incontra. Ma ognuno di noi ha il sacrosanto diritto di SCEGLIERSI GLI AMICI. E poi ha il conseguente dovere di LAVORARE sodo per costruirla, un'amicizia: perché pochissimi sono i casi in cui si costruisce da sola. Ti deve veramente andare di culo.
     
    Mi piace pensare ai rapporti come a una rete di fili che ognuno tiene in mano. Dalle mani di tutti partono fili che arrivano nelle mani degli altri, un capo per uno. A seconda di quanto il rapporto è stretto, il filo è più o meno teso.
    A parte quelli della mia famiglia, tengo in mano una decina di fili, non di più, particolarmente tesi. Le persone che stanno dall'altra parte le ho letteralmente prese al lazo: le ho conosciute, le ho apprezzate, le ho stimate. Poi ho preso la mira e ho lanciato il mio filo. Ora, sapete bene che un filo sta in tensione solo se è tirato da entrambi i capi, e che è difficilissimo tendere un filo male assicurato: di solito ti resta in mano (ogni tanto è successo); e qui sta il difficile, perché per me non è mai stato  problematico concedere la mia fiducia a qualcuno: è sempre stata un'impresa essere sicuro di avere la fiducia degli altri! Così sono andato avanti a tentoni, come si fa per saggiare una corda: ho tirato prima piano, poi un po' più forte, nella speranza che chi era di là si accorgesse del guizzo del filo, e decidesse di stringere un po'. Ognuno naturalmente è libero di tendere i propri fili quanto vuole, e di fare delle scelte. La tensione finale del filo di solito è una buona media tra le intenzioni dei due, ma c'è sempre qualcuno che vorrebbe di più, e che continua a dare piccoli strattoni di avviso: "Ehi, guarda che questo filo tiene, guarda che lo sottovaluti, guarda che potresti chiedergli di più, guarda che io vorrei chiedergli di più!". Questo ruolo, questa condizione di pesce (un pesce folle, ok) che sta attaccato all'amo di un pescatore distratto e tira per farsi sentire filo finché quello non si ripiglia, si accorge di lui e lo tira su (veramente masochista questo pesce, lo ripeto), è la melassa in cui nuota l'anima, è  qualcosa di terribilmente sbagliato, perché è unilaterale. Ci credo che il pesce sembra folle, è un pesce ridotto così male da dover fare in modo che lo peschino: è un pescatore che a un certo punto diventa pesce, un paradosso. Finché può fa da solo, sceglie, prende la mira e lancia il suo filo; poi deve per forza farsi pesce perché dall'altra parte non viene un impegno simile, dall'altra parte c'è uno che non vuole quel filo (ne ho incontrati pochi) o uno troppo pigro per fare qualcosa (ne incontro continuamente). Questo è il motivo per cui alla fine i fili tesi sono pochi. Ma perché deve essere così? Perché bisogna che sia così difficile? Perché siamo diventati così diffidenti? Non so se vi è mai successo, ma credetemi è frustrante al massimo avere a che fare con qualcuno che si stima molto e a cui si è pronti a dare tutta la propria fiducia, e non riuscire a farsi dare la sua; "e che, non sono forse degno della tua fiducia?" Le risposte che uno può darsi sono due, una volta sicuri di aver dato il massimo: in tutta onestà e senza offesa, ma no non ne sei degno, non vai bene per me. Si può accettare e capire una risposta simile, è umana se non altro. Ma la seconda risposta possibile, quella mi spaventa: no io non do fiducia completa a nessuno. Questa è un classicone, è una risposta da manuale di chi è arrivato alla filosofia dell'ogni uomo è un'isola, e si sente circondato da persone se non ostili, almeno estranee.
    La mia fatica è proprio accorgermi che ce ne sono tanti che tendono a pensarla così. Sebbene io non mi senta circondato da estranei, sono costretto a vivere come se lo fossi semplicemente perché gli altri vedono me come un estraneo. Volente o nolente, la società dice questo. Dice ognuno per sé. Dice: "No grazie Simone, faccio da me con questa croce", e non pensa che Simone forse aveva bisogno di portarla quella croce, ne aveva bisogno per sé, per non sentirsi un'isola.